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Riflettore
astrometrico
REOSC
È il
telescopio principale dell'Osservatorio dal 1974, anno della
sua entrata in funzione. La sua configurazione ottica
(specchio primario parabolico di 1,05 m e secondario piano
di circa 60 cm, scala di 20,744"/mm) ne fa uno strumento
ideale per osservazioni astrometriche che richiedono campi
esenti da aberrazioni entro qualche minuto d'arco dall'asse
ottico. Per il tipo di configurazione ottica è il
secondo al mondo dopo il
1.55-meter Kaj Strand Astrometric Reflector di
Flagstaff (AZ, USA).
È stato
impiegato inizialmente per osservazioni di stelle doppie
visuali tramite la tecnica
fotografica e per un programma di determinazione di
parallassi trigonometriche di stelle deboli vicine. A
partire dagli anni '90, il telescopio REOSC - equipaggiato
di una camera CCD a grande
campo - è stato dedicato all'astrometria di sorgenti
radio extragalattiche, alla misura di parallassi
trigonometriche di stelle deboli fuori della portata del
satellite Hipparcos, e al monitoraggio nel visibile della
variabilità di galassie attive.
Alla fine
del 1995 il telescopio ha subito una risistemazione per
l'aggiornamento della sua elettromeccanica, movimentazione,
puntamento e guida e per la completa automazione delle
funzioni osservative. Il totale asservimento del telescopio
al computer permette l'esecuzione remota di quelle
osservazioni, quali il monitoring fotometrico di galassie
attive e la fotometria in banda stretta di oggetti molto
giovani o di post AGB.
Camera
fotografica
La camera
fotografica è stata realizzata insieme al telescopio dalla
stessa ditta costruttrice (REOSC). Era corredata di filtri
Schott che, accoppiati con le opportune emulsioni,
permettevano di realizzare un sistema fotometrico simile
all'UBVRI di Johnson. Sono state utilizzate lastre di
formato fino a 16 cm x 16 cm per un campo coperto di ~ 55'
di lato. Dall'entrata in funzione del telescopio sono state
ottenute 2721 lastre, delle quali 2167 per i programmi di
stelle doppie visuali e le restanti 554 per i programmi di
parallassi e astrometria di QSOs per la definizione del
sistema di riferimento inerziale nell'ottico.
Camera
CCD a grande campo
Dalla fine
del 1994 è in funzione la camera CCD (ASTROMED-UK, formato
1152 x 1296 pixel, scala 0,467"/pixel raffreddata ad azoto
liquido), equipaggiata da un set di filtri UBVRI di
Johnson-Cousin, un set di filtri nebulari (con relativi
continui) a banda stretta ed il set completo dei filtri del
sistema di Vilnius. Dall'inizio delle operazioni si sono
ottenute più di 30.000 immagini per circa 700 notti di
lavoro.
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Rifrattore fotovisuale
MORAIS
È il
telescopio più grande d'Italia nel suo genere ancora in
funzione. Accoppia un rifrattore (scala ~ 30"/mm) con
tripletto semi-apocromatico da 38 cm di diametro,
ottimizzato per
osservazioni
fotografiche, ad uno con obiettivo di 42 cm corretto
per il visibile. Prende il nome dall'Ing. Cesare Morais che
disegnò i due obiettivi.
Il
telescopio fotografico è stato usato negli anni '70 per la
determinazione della posizione di asteroidi e comete e
successivamente per l'astrometria fotografica a grande
campo. Il telescopio visuale, oltre ad essere la guida
durante le esposizioni fotografiche, è stato usato spesso
per le osservazioni astrometriche di binarie visuali.
Lo strumento
ha subito recentemente un radicale intervento di
manutenzione e continua ad essere utilizzato per lavori di
astrometria a grande campo (corretto fino a 0,75° dall'asse
ottico); inoltre la focale di circa 7 m lo rende uno
strumento ideale per l'osservazione planetaria.
Il piano
inferiore della cupola ospita un piccolo
museo nel quale sono
presenti gli strumenti che l'Osservatorio ha utilizzato nel
passato.
Camera
fotografica
La camera
fotografica installata al MORAIS è corredata da un set di
filtri Schott per la realizzazione del sistema di Johnson e
permette l'utilizzo di lastre di formato fino a 20 x 20 cm
per un campo coperto di ~ 1,5° di lato. Dalla sua entrata in
funzione avvenuta alla fine del 1971, sono state realizzate
1191 lastre per i programmi di asteroidi e astrometria
semi-assoluta.
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Nuovo
riflettore MARCON
Le
esperienze acquisite con i telescopi in uso all'Osservatorio
hanno permesso la realizzazione di un telescopio di tipo
Ritchey-Chretien per imaging e fotometria CCD
interamente automatico installato nella cupola del vecchio
Marcon, il quale era un classico Cassegrain da 46 cm di
diametro costruito dall'officina italiana Marcon.
Quest'ultimo è stato completamente dedicato alla fotometria
fotoelettrica di asteroidi e binarie ad
eclisse.
Il nuovo
telescopio ha un obiettivo del diametro di 80 cm e sarà
dedicato al programma di monitoring delle galassie attive
che richiederà un notevole sforzo osservativo. L'intenzione
è quella di eseguire osservazioni completamente remote
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Astrografo
ZEISS
È un
rifrattore di piccolo diametro (20 cm) e corta focale,
entrato in funzione nel 1923 sotto la direzione di Giovanni
Silva, ed è stato essenzialmente usato per la
ricerca fotografica
di nuovi asteroidi e per la determinazione delle orbite di
quelli noti. Con gli anni lo strumento ha perso la sua
competitività, e dagli anni '80 è usato solo per la
didattica e la divulgazione.
Camera fotografica
Questa
camera non è più in uso anche se disponibile. Dall'inizio
del 1968 a tutto il 1985 sono state realizzate 2639 lastre
principalmente di comete ed asteoridi.
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Gli
strumenti antichi
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Il principale di questi strumenti è il cerchio meridiano
di Reichenbach ed Ertel, costruito nel 1820. Questo
strumento, restaurato nel 1988, ha una lunghezza di 1,70
m ed una larghezza di 0,93 m; l'altezza massima, con
il sostegno attuale non originale, è di 1,80 m. Il cerchio
in argento inciso (con suddivisione di 2" in 2") ha un
diametro di 1 m. Il Direttore dell'epoca, Giovanni Plana, lo
ordinò sul modello di quello già in funzione
all'Osservatorio di Könisberg e rimase lo strumento
principale fino al 1908, quando venne affiancato da uno
strumento dei passaggi. Nel corso degli anni venne più volte
modificato ed aggiornato; con esso Giovanni Boccardi eseguì,
tra il 1904 e il 1906, 11.000 osservazioni di 594 stelle in
ascensione retta. Nel 1921 fu collocato nella seconda sala
meridiana della nuova sede dell'Osservatorio e fu utilizzato
fino al 1942, quando venne definitivamente sostituito dopo
120 anni di servizio quasi ininterrotto. Sfortunatamente
l'obiettivo, con diametro di 10,9 cm e focale di 1,62 m,
opera di Fraunhofer, è andato perduto.
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Fino al 1970 il telescopio di maggior rilievo
dell'Osservatorio è stato il rifrattore
Merz-Cavignato da 30 cm di diametro e 4,45 m di focale.
Ordinato da Alessandro Dorna, entrò in funzione nel 1884 e
per due anni rimase addirittura il maggiore d'Italia. Come
indica il nome, l'ottica venne lavorata nella celebre
officina di Merz, erede di Fraunhofer, a Monaco, mentre la
montatura fu opera di Cavignato di Padova. Fu smontato una
prima volta nel 1889 e poi nuovamente nel 1906-07; pur
essendo lo strumento principale dell'Osservatorio rimase a
lungo, periodicamente, inattivo a causa delle continue,
necessarie rettifiche e revisioni. Fu utilizzato
principalmente per studi fotometrici, dapprima con fotometro
a cuneo Milani e poi con quello fotoelettrico di Lallemand.
Fu rimontato e riutilizzato negli anni 1981-83, durante un
periodo di revisione del Morais, per misure di stelle doppie
visuali. A causa delle sue dimensioni, lo strumento è
attualmente smontato.
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Secondo solo
al Merz fino al 1971, è stato quanto a dimensioni del suo
obiettivo il rifrattore equatoriale di Steinheil, da
16 cm di diametro e 1,25 m di focale. Con il basamento in
ghisa, lo Steinheil raggiungeva un'altezza di 1,85 m.
Installato nel 1892, questo strumento fu impiegato
principalmente per l'osservazione e lo studio delle stelle
variabili. Boccardi lasciò scritto nel 1921 che, nei periodi
di revisione e inservibilità dell'equatoriale Merz, esso lo
"sostituì egregiamente". Revisionato negli anni
1942-44, fu rimontato e ne furono studiate le costanti, e fu
successivamente utilizzato con regolarità, soprattutto negli
anni '50. Caratteristica di questo telescopio, nato privo di
cercatore, è il moto orario, ottenuto con un elaborato
meccanismo a scappamento che, tramite un peso calante,
permetteva un'autonomia di circa mezz'ora. La montatura
equatoriale alla tedesca ha dei cerchi piuttosto precisi, che
consentivano la lettura delle coordinate fino alla precisione
di 1'. Questo strumento, costruito a Monaco di Baviera, era
ospitato nella cupola del successivo telescopio Marcon da 46
cm.
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Tra i
telescopi antichi ospitati nel museo, ne è presente uno
portatile, detto strumento dei passaggi Repsold
dal nome del costruttore di Amburgo, con un obiettivo da 6,8
cm di diametro e 75 cm di focale. Voluto da Francesco Porro
nel 1888, fu subito impiegato per il calcolo della latitudine
di Torino e utilizzato per molti lavori (ininterrottamente
per la determinazione dell'ora esatta) grazie alla sua
trasportabilità unita ad una buona prestazione. Servì anche a
Boccardi come strumento di riferimento per testare un nuovo
strumento dei passaggi Bamberg.
Lo strumento
è costituito da un telescopio che può ruotare attorno ad un
asse orizzontale: in tale asse si distinguono due tronchi di
cono collegati da una scatola cubica. Il fuoco si trova ad
una delle due estremità dell'asse di altezza, secondo lo
schema tipico del cannocchiale spezzato. Un piccolo cerchio
graduato del diametro di 16 cm permette la lettura
dell'angolo di puntamento in altezza con la precisione di
1'.
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Nella prima sala meridiana è collocato lo strumento dei
passaggi Bamberg, con un obiettivo da 9,6 cm di diametro
e 92 cm di focale. Prende il nome dal noto fabbricante
tedesco Bamberg il quale realizzò questo strumento eseguendo
alcune modifiche suggerite da Boccardi, il quale lo aveva
ordinato per collocarlo nel padiglione del primo verticale.
Entrato in servizio il 13 dicembre 1912, fu subito
utilizzato per lo studio approfondito sulle variazioni delle
latitudini.
Lo strumento
è costituito da un telescopio che può ruotare attorno ad un
asse orizzontale; l'oculare si trova ad un'estremità
dell'asse, secondo lo schema tipico del cannocchiale
spezzato. L'asse orizzontale è appoggiato su due sostegni a
V rovesciata; la base, solidale ai sostegni, appoggia su un
pilastro e può essere orientata, mediante vite micrometrica
per essere allineata all'asse di riferimento. Due sostegni,
azionati da una leva, possono sollevare l'asse orizzontale
dello strumento e permetterne l'inversione, facendolo
ruotare intorno all'asse verticale. Alcune livelle a bolla
d'aria permettono la verifica della perfetta orizzontalità
dello strumento e del suo asse principale. Un piccolo
cerchio graduato, del diametro di 17 cm, permette la lettura
dell'angolo di puntamento in altezza con la precisione di
1'.
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Nella seconda sala meridiana è installato il più grande
dei due strumenti dei passaggi Bamberg dell'Osservatorio con
un obiettivo di 10 cm di diametro ed una focale di 1 m. Fu
ordinato da Boccardi per rimpiazzare l'ormai inservibile
cerchio meridiano di Reichenbach. La struttura dello
strumento è la stessa descritta sopra, con la differenza che
un'unica livella a bolla d'aria di grande precisione
permette la verifica della perfetta orizzontalità dello
strumento. In questo caso, il cerchio graduato per il
puntamento ha un diametro di 18 cm e la stessa precisione di
1'.
Ripristinato
nel 1972 per osservazioni meridiane visuali, è stato
utilizzato per l'osservazione di 461 gruppi di stelle del
catalogo fondamentale FK4. Equipaggiato con un micrometro
fotoelettrico nel 1980, è stato utilizzato fino al 1985 per
la determinazione della scala di Tempo Universale (UT)
nell'ambito della collaborazione con il Bureau
International de l'Heure (BIH) di Parigi e
l'International Proper Motion Service (IPMS) di
Mizusawa (Giappone) per lo studio della rotazione della
Terra. Sono state eseguite osservazioni meridiane
fotoelettriche di 431 gruppi di stelle fondamentali per un
totale di circa 5.000 transiti stellari fino alla
magnitudine visuale 6.
Con tale
strumento l'Osservatorio di Torino ha partecipato alla
campagna preliminare (agosto-ottobre 1980) e a quella
principale (settembre 1983 - ottobre 1984) del
Progetto
MERIT (Monitoring of Earth
Rotation and Intercomparison of the
Techniques of Observation and Analysis),
contribuendo allo sviluppo di nuove tecniche di osservazione
ed analisi dati per migliorare la conoscenza delle cause
delle variazioni del moto di rotazione della Terra e del
loro effetto sulla durata del giorno. Nello stesso periodo
sono stati rilevati i transiti meridiani di 8 controparti
ottiche di radiosorgenti galattiche nell'ambito della
ricerca sulle relazioni tra i sistemi di riferimento ottico
e radio.
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